Clan Of Xymox – In Love We Trust

CLAN OF XYMOX
“In Love We Trust”
(Trisol/Audioglobe)
Dici Clan Of Xymox e dici dark. Anzi, la quintessenza del gotico. Fin dai suoi primissimi passi a Nijmegen, una cittadina dell’Olanda, nel 1983, la creatura di Ronny Moorings ha emozionato una generazione di new waver nata con Joy Division, Cure e Siouxsie. L’incontro “fatale” con Lisa Gerrard e Brendan Perry dei Dead Can Dance, l’invito ad aprire i loro concerti, il contratto stipulato con Ivo-Watts Russell. La 4AD. La label di Dead Can Dance, per l’appunto, ma anche di Cocteau Twins, This Mortal Coil, Wolfgang Press. Il lato più raffinato del dark. E, per molti (compreso il sottoscritto) la migliore espressione in assoluto del gotico, dopo la burrasca post punk dei progenitori. Pensi ai Clan Of Xymox e pensi immeditamente al triennio 1983-1986: il leggendario minialbum “Subsequent Pleasures”, realizzato con un quattro tracce nel 1983, il demo del 1984, poi l’eponimo albo di debutto del 1985 a coronazione di un periodo fertile, registrato a Edimburgo, in Scozia, assieme a Ivo. “A Day”, “Stranger”, “No Words”, “Equal Ways”: assiomi fondamentali di una nuova musica. Il gothic rock che si intreccia all’elettronica e all’ambient. Il Clan è un trio di esseri genialoidi che, partendo dal connubio tra Moorings e la fascinosa Anke Wolbert, si completa con Pieter Nooten alle tastiere e seconda voce. L’anno dopo il capolavoro massimo: “Medusa”. Uno dei dischi migliori di tutti i tempi, non solo degli Anni ’80. Un’opera complessa, policroma, dalle atmosfere oscure, psichedeliche, cangianti. Un disco magico, tecnicamente difficile da eseguire, prezioso, ricolmo di infiniti dettagli. “Louise” e “Michelle”, perle inestimabili di fascinazione electro-gotica che hanno sfidato le tavole del tempo, godendo della statura del classico. Poi la, dipartita dalla 4AD. Nel 1989, “Twist Of Shadows”, con Moorings su lidi più synth pop. Nei primi Anni ’90, il flirt con la techno e la trance raffigurato nei controversi “Metamorphosis” e “Headclouds”. I dischi successivi, da “Hidden Faces” (1997) a “Breaking Point” (2006) non avevano convinto i nostalgici e i fan della prima ora, lasciando l’amaro in bocca. Qualche ottima canzone, si ricordi “Jasmine And Rose” in “Creatures” (1999), in un mare magnum di ripetitività e manierismi. Molti li davano per “bolliti”, “finiti” già da parecchi anni. Ma, si sa, la storia della musica è piena di sorprese…
A fine Agosto 2009, preceduto dal singolo “Emily”, esce il nuovo lavoro “In Love We Trust”. Accasitisi presso la teutonica Trisol, Moorings e soci cambiano registro, per un formidabile ritorno al passato. Incredibile a dirsi, ma accade il miracolo. Il nuovo disco ci restituisce una band rinvigorita, convinta delle proprie grandissime potenzialità, finalmente di nuovo ispirata. Dopo innumerevoli cambi di line-up, il clan è un quartetto che, partendo dal polistrumentista Moorings, si completa con la storica bassista Mojca Zugna (grafica responsabile dell’artwork, nonché compagna dello stesso Ronny da tanti anni), Mario Usai alle chitarre (membro dei COX dal 2004, ex bassista dei Sophya, di origini napoletane) ai quali di recente si aggiunge la new entry Yvonne De Ray alle tastiere. In realtà, da quando se ne andarono quei talenti di Nooten e della Wolbert, Ronny si occupa sia di scrivere le musiche che le liriche, e, non contento, ai autoproduce pure il tutto. Ma, oltre a possedere un grande talento a livello di songwriting, Moorings si conferma cantante molto dotato, che, a dispetto degli anni passati, possiede ancora una grande voce, dal timbro camaleontico, capace di alternare il tipico tono “semibaritonale” alla Andrew Eldritch, con un falsetto che, così ispirato, non lo si ricordava dai tempi della diade “Clan Of Xymox”/”Medusa”.
L’iniziale “Emily” ripropone il Moorings dei tardi Anni ’90, con un brano electro-gotico in mid-tempo, in cui il suo timbro va a ridisegnare traiettorie alla Sisters Of Mercy solcate entro sentieri sintetici. La seguente “Hail Mary” si inserisce nel medesimo stile, con un giro di synth minimale in primo piano, mentre nello sfondo si dipanano atmosfere trance-psichedeliche. Come un motore diesel, la nuova realtà COX ingrana col passare del minutaggio, e “Desdemona” propone atmosfere tanto torbide quanto fantastiche, con suoni riverberati e la voce di Moorings decisamente effettata. Inizia un viaggio nei migliori eighties dell’era Xymox, in cui un’altra tappa fondamentale è rappresentata da “Judas”, altro brano suggestivo con il tipico tocco fiabesco della band. La title track unisce di nuovo atmosfere synth pop e un chitarrismo husseyano, godibile certo ma che odora di già sentito. “Sea Of Doubt” è una ballata atmosferica che sfiora l’ambient più stellare, mentre “Morning Glow” continua in quel momento intimista, salvo poi risolversi in un dialogo tra un synth e una chitarra. Il brano migliore COX lo riservano per la traccia numero 8: “Home Sweet Home”, introdotta da un tappeto di synth onirici, propone una struttura ritmica ancora in quattro/quarti, ballabile, deliziosa, propulsa da poliritmi sintetici, interrotta da due stop’n’go in grado di creare il primo un “quasi climax”, interrotto da una chitarra in minore, e il secondo un climax vero e proprio, in cui i synth di Ronny e le linee di basso algide di Mojca disegnano alchimie di cui già godemmo ai tempi della leggendaria “No Words”. Al di là delle iperboli, “Home Sweet Home” è il brano che i fan della prima ora attendevano da ventitré anni, ovvero un tuffo nella magia della “4AD era” dei primi due dischi. Magia iperuranica cui sottoporre ascolti continui e ininterrotti in orari preferibilmente notturni. Il disco si chiude con “Love Got Lost” e “On A Mission”, l’ultima orientata verso territori prossimi a certa E.B.M. tedesca, sintesi dei Xymox anni ’90, ma impreziosita da idee che, per quanto divenute “marchio di fabbrica”, si fanno decisamente apprezzare.
In ultima analisi, “In Love We Trust” ripropone una band ritrovata e finalmente all’altezza del passato.
La scena dark contemporanea non può prescindere da codesti maestri, tanto più che, morti e sepolti i vari Bauhaus, Sisters Of Mercy, Cure, Sound, Siouxsie & The Banshees, sulla ribalta rimangono solo loro.
Inossidabili, magici, seducenti, in grado di donare ancora infinite emozioni.
VOTO: 7/10
Official Myspace: www.myspace.com/clanofxymox
Official Label: www.trisol.de
“Home Sweet Home” su Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=Ow2U0LZu7M8

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