Palahniuk ricostruisce la storia di Rant Casey intervistandone i genitori, gli amici di infanzia, i nemici di una vita, persone che l’hanno conosciuto o che hanno soltanto sentito parlare di lui. La vita di Casey, paziente zero ed entusiasta diffusore di un’epidemia di rabbia, inizia con un’infanzia disturbata da una curiosità scientifica precoce nella campagna americana, si nutre di morsi di animali infetti fino a un’adolescenza carismatica, e termina, forse, con un’incidente d’auto in età giovanile in una grande città.
Detto così, è una biografia. Nei primi capitoli, è una biografia.
Con gli intervistati che si contraddicono, riportano dicerie e pettegolezzi, raccontano aneddoti, dichiarano i loro sentimenti per Rant.
Quando Palahniuk inizia a raccontare come incanalarsi un picco, ci scaraventa nel romanzo. Ed è tardi per chiamarsi fuori. Mentre realizziamo l’inganno – così ben costruito nelle singole identità delle voci narranti, compiute nel linguaggio che le definisce – stiamo già seguendo teorie e sperimentazioni. Viaggi nel tempo, teorie del traffico, una città vissuta a turni, l’incidente d’auto come forma di socialità.
Palahniuk stipula il patto col lettore inscenando personaggi a tutto tondo col solo mezzo del linguaggio, delineando i fatti tramite la contraddizione e il ricordo, mantenendo il proprio stile pulito e mai ridondante. Una volta conquistata la fiducia, rompe il patto con l’ironica onnipotenza dell’ottimo narratore che è, e col divertimento del bastardo che deve essere.
Una lettura coinvolgente, densa di scene vive. Episodi esilaranti per la loro crudeltà. Sangue, sperma e caccole. Introspezione lucida e illuminante, evidente e cruda come il bianco dei denti in una radiografia.

8804572957_small1.jpg

Rabbia – Una biografia orale di Buster Casey
Chuck Palahniuk
Mondadori, Strade blu. 16 €

Articoli Correlati

  • Nessun Articolo Correlato