01 - Introspection
02 - Amnesia
03 - Into the Night
04 - Identity
05 - Lucid Dreams 1
06 - Fear
07 - Stalkers
08 - What Used to Be
09 - The Place
10 - Redefined
11 - Lucid Dreams 2
12 - Crossroads
13 - Run for Your Life
Terzo lavoro, anzi quarto se si considera “Certainty” , per una delle band in assoluto più valide e personali dell’odierno panorama Electro, e uno degli ultimi testamenti della label Dependent, in avviata chiusura, etichetta di cui sicuramente sentiremo la mancanza in futuro, mandata in collasso dagli ormai famigerati siti russi e derivati. Lasciando comunque perdere pericolosi sconfinamenti, parliamo di questo disco, che, e di dubbi non ce n’erano, conferma Mind In A Box nell’olimpo elettronico di questi giorni, andando a proseguire un percorso stilistico di rara classe ed eleganza.
Di nuovo troviamo un cammino continuo narrativo, stavolta incentrato sul tema della perdita d’identità: un continuum sonoro epico e di gusto cinematografico, che incede senza pause e passi falsi, regalandoci momenti assolutamente magici e ipnotici, qualcosa di più di semplici brani staccati e indipendenti, ma un viaggio completo, da assaporare dall’inizio alla fine, senza nessun timore o dubbio, vista l’assoluta capacità di mantenersi su binari compositivi di primissimo livello.
Fagocitando ambient, pulsioni sintetiche cristalline, echi trance e techno in un linguaggio unico, di certo non riconducibile ai soliti clichè del genere , Crossroads è una creatura multiforme e sublime, sorretta da una produzione eccelsa e dalla capacità di unire soluzioni stilistiche oggettivamente di un altro pianeta rispetto ai ripetivi bombardoni da dancefloor di questi ultimi anni ad un gusto per la melodia innegabile, un disco che riesce a catturare immediatamente l’ascoltatore, portandolo in luoghi futuristici e lontani. Vocoder a profusione come sempre, cura per la parte vocale maniacale, elemento che generalmente è proprio il lato debole di molti gruppi Electro/Ebm, arrangiamenti perfetti, scelta dei suoni curata fino al minimo dettaglio: ne vien fuori un gioiello fuori da ogni definizione e classificazione, basti ascoltarsi un pezzo come Stalkers, arpeggi sintetici che pagano un giusto tributo all’elettronica tedesca che tutti conosciamo a memoria mescolati a parti vocali in continua trasformazione e un beat sostenuto, corposo, ma certamente non cafone e oppressivo. Oppure l’iniziale Introspection, sorretta da una ritmica serrata e breakkata, pad epici ed influenze techno da lasciare senza respiro. What used to be è uno dei rari momenti apertamente più spinti e in odore di dancefloor, ma sempre distante anni luce dagli altri nomi del genere: questo, sì, è un qualcosa che potrebbe chiamarsi FuturePop, proprio per la capacità di creare facilità d’ascolto e coinvolgimento melodico con suoni e scelte moderne, che odorano di eleganza e padronanza tecnica in ogni dove, elevandosi a un livello di superiorità quasi alieno, se paragonato a tanti altri nomi, anche molto blasonati e considerati.
E ci fermiamo a questi tre esempi, che bastano e avanzano; il resto è tutto da scoprire, ogni episodio è una storia a sè, capace di stupire ad ogni istante, pur restando ancorato nel progetto complessivo narrativo iniziale di cui sopra. Un’altra dimostrazione che un Electro moderna, nuova, diversa è possibile, senza bisogno di forzature estreme ma semplicemente facendo attenzione ad ogni aspetto: produzione, gusto, melodie, atmosfere, innovazione, personalità.
Ultima modifica il 22 ottobre 2007 alle 3:17 pm.
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